Subito dopo l’importante vittoria dell’Italia nello spareggio di Bergamo contro l’Irlanda Del Nord, la direzione RAI ha mandato Federico Dimarco in pasto ai lupi: la colpa del giocatore sarebbe quella di aver esultato in seguito alla vittoria della Bosnia sul campo del Galles, considerata avversario di caratura minore.
Facciamo chiarezza.
La reazione di Dimarco è parte del gioco
È la prima legge non scritta di ogni torneo ad eliminazione diretta: un occhio al campo, l’altro agli avversari. E il sorteggio in sé è la più grande esperienza di catarsi che lo sportivo moderno possa vivere.
Ognuno di noi, da tifoso, può descrivere momenti di gioia o di sconforto relativi alla sorte, magnanima o infausta. Quale tifoso del Napoli non esultò alla notizia dell’incrocio di Champions League con l’Eintracht Francoforte? E viceversa chi non si abbatté prima ancora che venisse messo piede in campo alla notizia del doppio scontro con il Real Madrid nel 2017?
Può cambiare la fede in esame, ma non il risultato: la reazione dei tifosi dell’Inter al tabellone favorevole del 2023 o a quello tremendo del 2025, quella dei tifosi della Roma al sorteggio che li accoppiò al Leverkusen dei – quasi – invincibili nel 2024 o a quello della Conference che li vide vincenti nel 2022 in cui evitarono fino all’ultimo il Marsiglia.
Se un semplice tifoso vive con tale ardore l’evento, immaginiamo come un calciatore della Nazionale che manca da due mondiali possa vivere un momento così decisivo per il prossimo futuro. La colpa è solo ed esclusivamente di chi ha deciso di puntare meschinamente le telecamere verso i calciatori “incriminati”, che meriterebbe provvedimenti seri.
Pensate se avessimo avuto telecamere nello spogliatoio della Croazia nel 2018, che evitò la Spagna in favore della Russia. O agli argentini che nel 2022 evitarono il temibile Brasile!
Qualcuno prenderà di mira Muharemovic?
Inutile indossare girarci attorno: giocare uno spareggio in Galles davanti ai 75mila spettatori del Millennium Stadium di Cardiff e dover fronteggiare avversari con una certa esperienza a certi livelli – Johnson, Neco Williams, James – e abituati a certi ritmi, sarebbe stato decisamente più scabroso.
L’Italia si presenterà a Zenica, cittadina immersa nel brutalismo caratteristico dell’est Europa, dinanzi a 8000 spettatori data la capienza ridotta per sanzioni. 500 saranno italiani. Non ci sono balconi in affitto che tengano, né l’arzigogolata “qualità” dei bosniaci, squadra dalla scultorea identità tattica che vede nel talentino Alajbegovic l’unica vera variabile impazzita nella mediocrità tecnica collettiva.
Per quale motivo le parole del terribile Muharemovic, cariche di una retorica spicciola, dovrebbero essere meno discusse del naturale gesto di Dimarco?
Perché i bosniaci “temono solo Dio”, ma gli italiani invece dovranno temere solo i loro fantasmi. Perché dal catino di Zenica sarebbe inammissibile anche solo pensare di uscire a mani vuote.
Non c’è Lionel Tabakovic o Diego Armando Demirovic che tenga.






