Il Napoli di De Laurentiis è nella storia: è il più vincente di sempre
Caro Aurelio, ti scrivo.
Il calcio italiano vede da troppi anni i club rincorrere a fatica un successo che, troppo spesso, viene pagato a caro prezzo con il dissesto dei bilanci. Un dissesto mai pagato da alcun club se non con sanzioni ridicole. In questo panorama, Aurelio, la Sua gestione a Napoli non è più soltanto un caso di studio sportivo, ma un modello di efficienza aziendale che merita di essere analizzato con il rigore che si deve alle grandi imprese industriali.
Caro Presidente, i numeri non sono soggetti a interpretazione, e i numeri dicono che Lei è il presidente più vincente della storia del Napoli. Superare il palmarès dell’era Ferlaino non era un’impresa banale: significava scalare una mitologia protetta dal mito del più grande di tutti: Diego Armando Maradona. Eppure, attraverso diversi trofei (scudetti, Coppe Italia e Supercoppe), Lei ha riscritto la gerarchia del club, trasformando una società rilevata dalle ceneri di un fallimento nella realtà più solida di tutta Italia.
Un primato che non è frutto di un mecenatismo emotivo e senza limiti, ma di una programmazione studiata a tavolino, scientifica. Mentre altri club inseguivano un’evanescente gloria a debito, Lei ha costruito un gradino alla volta, senza mai cedere alla tentazione del passo più lungo della gamba.

Il Suo successo più grande, tuttavia, non è esposto in bacheca, ma tra le pieghe dei bilanci e i trofei ne sono la diretta conseguenza. In un sistema che ha dimostrato il ricorso a plusvalenze fittizie o a ricapitalizzazioni d’emergenza, il Napoli rappresenta un’anomalia virtuosa per diversi aspetti: autonomia finanziaria (il Napoli è una società che si auto-sostiene, capace di generare utili e di investire sul mercato attingendo esclusivamente dalle proprie risorse); visione globale (Lei ha compreso, prima di molti colleghi, che il calcio è un asset dell’industria dell’intrattenimento, applicando logiche di controllo dei costi e valorizzazione dei talenti, da Cavani a Osimhen, che hanno garantito una competitività costante per oltre un decennio); resilienza (anche nei momenti di flessione, la struttura societaria non ha mai vacillato, permettendo al club di rialzarsi rapidamente grazie a una base economica sana); autonomia politica e visione d’insieme, oltre all’utilizzo dell’intelligenza artificiale (anche qui, sono certo che il Napoli sarà pioniere del cambiamento).
Se le proprietà straniere e fondi d’investimento risultano spesso volatili, la stabilità della Sua presidenza offre una garanzia di continuità che è merce rara nel calcio moderno. Lei ha dimostrato che si può vincere rispettando le regole del mercato, portando Napoli al centro della mappa calcistica europea con i conti in ordine.
Oggi il Napoli non è solo una squadra che gioca un calcio ammirato nel mondo, ma è un modello di riferimento, il simbolo di una gestione lungimirante che ha saputo coniugare il sentimento della piazza con la razionalità del management. Di questo, al di là dei colori e delle faziosità, il calcio italiano dovrebbe renderLe merito.





