Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte sono in perfetta sintonia: entrambi hanno capito di non stare più bene insieme.
Il primo ad averlo capito è stato il tecnico. A novembre scorso, dopo Bologna Napoli. Dimissioni respinte con grande fastidio da parte del presidente che mai si aspettava una richiesta del genere dall’uomo, prima che dal professionista.
In realtà, il primo ripensamento di Conte risale a gennaio dello scorso anno. Nei giorni successivi alla cessione di Kvaratskhelia, il tecnico inizia dialoghi con la Juventus per capire quali fossero le prospettive della casa madre.
Nel frattempo, mostra insofferenza in conferenza stampa. Con il Napoli miracolosamente in lotta per lo scudetto, attacca la società: “A Napoli certe cose non si possono fare”.
Lo scudetto al cardiopalmo anestetizza tutto. Il bus scoperto, la grande bellezza di Napoli in festa, la gioia per un traguardo insperato diventa dopamina e permette a Conte di elaborare, almeno superficialmente, il lutto di essere finito a giocarsi il continuo della sua carriera in un club che il proprio blasone lo ha ricostruito di recente.
Dall’altro lato, la Juventus non fornisce certezze. Non è la Juventus che Antonio desidera. I bianconeri sono nel pieno dell’ennesima rivoluzione dirigenziale degli ultimi anni. E il confronto con le garanzie messe sul tavolo dal Napoli è impietoso: mercato faraonico e carta bianca su operazione in entrata.
Tra Conte e De Laurentiis non è mai stato vero amore
La storia tra Conte e il Napoli, dunque, continua. Ma non è vero amore. Non lo è mai stato. È un rapporto di convenienza reciproca. E, come capita quando il sentimento non è puro, alle prime difficoltà va in crisi. Si arriva ai giorni nostri trascinandosi senza alti. Fino all’exploit di De Laurentiis, che da Los Angeles inizia a lanciare messaggi alternativi alla permanenza del tecnico.
Il problema principale però, questa volta, è il contratto. Un altro anno a 20 milioni lordi a favore del tecnico diventano un ostacolo difficile da superare. Il nero su bianco, nel calcio, vale solo quando il dipendente non ha altre proposte. E, tra l’altro, Conte ritiene di aver già dato a De Laurentiis l’opportunità di liberarsene, a novembre scorso, dopo Bologna Napoli. Il suo lo ha fatto insomma.
Non ha fretta di decidere Conte, che probabilmente conserva ancora la speranza di ricevere la chiamata da un top club e non ha voglia di bruciarsi l’opportunità di ritornare nel giro che conta, senza impegnarsi in un progetto Nazionale che al momento non da alcuna garanzia.
Ha tanta fretta invece De Laurentiis, che vorrebbe riprogrammare il club e mettersi alle spalle un biennio fatto di vittorie pagate a peso d’oro.
Il lavoro è enorme, perché il Napoli che erediterà il successore dell’ex Juventus sarà completamente da rifare. Il club dovrà anche rimettere mano a quei principi di sostenibilità economica messi in pausa negli ultimi 20 mesi. E farlo con un tecnico non allineato e in scadenza in panchina è difficile. Se il tecnico è Conte, oltre a essere difficile, è anche pericoloso.






