Kevin De Bruyne non dimentichi di essere un King. KingKev. Le sue responsabilità sono doppie. Un’icona del calcio moderno non può lasciarsi andare. Ha l’obbligo di controllare le proprie emozioni. E aiutare i compagni più inesperti. Non accusarli.
BordoCam è un prodotto Dazn che da solo vale – quasi – il prezzo dell’abbonamento. Un’immersione totale nel gioco più bello del mondo. Le storie nascoste in 90 e passa minuti di partita sono un booster emotivo enorme per chi ha necessità fisica di trarre il massimo possibile da una passione avvolgente e delirante come il pallone.
Niente politichese, nessuna banalità. Le aziende diventano bambini che giocano. Con i loro pregi e i loro difetti. Tutto è meravigliosamente reale e naturale. Quando l’adrenalina scorre potente viene fuori la vera natura. Il linguaggio del corpo, ancor prima dei labiali, descrivono la mentalità dei singoli.
La premessa era d’obbligo. Perché l’osservazione che si tenta di introdurre, anche con un po’ di imbarazzo, vede protagonista in negativo Kevin De Bruyne: troppe sbracciate durante Napoli Cagliari. Troppa frustrazione manifesta. Da un King ci si aspetta più autocontrollo. Il belga dal palmares infinito non ha dimostrato, in questa circostanza, carisma positivo. Ma insofferenza.

Atteggiamenti in contrasto con le encomiabili dichiarazioni sulla sua voglia di adeguarsi al Napoli e non il contrario. Ma il contesto era quello freddo di una telecamera puntata, capelli pettinati e battiti regolari. Così sono tutti bravi.
Adeguarsi al Napoli significa adeguarsi anche a Lorenzo Lucca. Un investimento importante, voluto fortemente da Conte e dal club, entrambi consapevoli che sul ragazzo ci sia tanto lavoro da fare. Il destino però ha stabilito che di tempo non ce ne fosse e ha previsto per il 27 un ruolo da protagonista fin troppo prematuro.
Lucca in questo preciso momento storico è il più fragile della rosa. E quindi il più criticato. Accade spesso da queste parti di prendersela con chi ha bisogno di più cure. Una logica da branco che si fa fatica a estirpare e che è in forte contrasto con l’istinto materno e inclusivo che porta con sé il dna di questo popolo.
Il ragazzo già di suo ha un lavoro enorme da fare per non rischiare di restare schiacciato da una pressione che solo le piazze tanto grandi quanto inconsapevoli delle proprie azioni sanno esercitare.
L’insofferenza di De Bruyne verso le sue giocate sbagliate sono diventate virali e hanno aggiunto ulteriore peso sulle spalle del gigante piemontese – ci si augura – futuro bomber azzurro.
Tocca scomodare il sacro, quindi. Giusto per rimettere a un po’ a posto le categorie.
Da queste parti è passato il più grande di tutti. Un alieno in campo e soprattutto fuori. La grandezza di Diego Armando Maradona è misurata nei racconti dei compagni di squadra, ancor prima che dalle sue imprese sportive. La capacità di far credere a un Volpecina qualsiasi di poter essere Socrates è il tratto distintivo che più di tutti ha reso Diego immortale.
E no, non era un altro calcio. E no, non erano altri uomini. La leadership è uno status universale che attraversa il tempo e le generazioni. Il calcio è sempre lo stesso: un pallone e 22 uomini che se la giocano, sotto pressione e ognuno con la sua battaglia da vincere.
Calciatori del livello di De Bruyne sono rari da queste parti. E Napoli è sempre pronta a riconoscerne la grandezza. La gratitudine, però, non può essere un riflesso dovuto a un complesso di inferiorità. Ma la conseguenza di comportamenti coerenti e costanti. Non si fa credito a nessuno. Neanche ai Re.






