Conte sa che il risultatismo è un dio infame. I gol subiti sono il sacrificio per liberarsi dalla più grande menzogna del calcio moderno. Il processo di liberazione è iniziato ed è il motivo per cui ripete sempre che questo sarà l’anno più difficile dei tre.
A nessun club che abbia cambiato tanto quanto il Napoli in estate si può chiedere di essere pulito, profumato e pettinato già alla settima partita ufficiale della stagione. Una richiesta che neanche il più viziato dei tifosi può permettersi di avanzare. Soprattutto se a pochi giorni dalla prima gara ufficiale si infortuna Romelu Lukaku, il cui peso specifico nel gioco d’attacco di Antonio Conte è di gran lunga superiore al suo valore assoluto.
I gol subiti? Un segnale positivo
Nelle prime sette, cinque vittorie e due sconfitte. La prima, in casa del City, ingiudicabile per insufficienza di prove; la seconda, dominando l’entusiasmo adolescenziale del Milan di Max Allegri. Il bilancio è incoraggiante anche escludendo dal giudizio i risultati. Persino la percezione di non essere più granitici in difesa è un dato che va letto con il sorriso bello stampato sul volto.
I gol presi sono la dimostrazione che il Napoli e Conte vogliano scrollarsi di dosso l’ergastolo emotivo di non dover rispondere, a qualsiasi costo, al più obsoleto dei dogma italiani: quel “prima non prenderle” che ha portato la Serie A a essere il campionato meno attrattivo dei top 5 europei.
Difesa alta, conquista palla immediata, possesso palla: sono principi di gioco che richiedono una maniacale attitudine mentale. Un risiko in cui ogni componente deve essere perfettamente sincronizzato all’altro. Il Napoli sta entrando sempre di più nell’ottica che difendere il lungo sia la chiave di svolta del processo di ricostruzione a cui Conte fa spesso riferimento. Ed è in questo contesto che va collocata la frase che il tecnico pronuncia più spesso: “questo sarà l’anno più difficile dei tre”.
Il dio del risultatismo, al quale hanno acceso i ceri in tantissimi lo scorso anno, è tra i più infami. Si spaccia come una scienza esatta e ha sostenitori insospettabili che si oppongono strenuamente all’evoluzione del gioco. Eppure il calcio ha dimostrato già troppe volte quanto lo spirito di conservazione sia un malus. Soprattutto a lungo termine. Persino lo scorso anno, nonostante lo scudetto, si è avuta la sensazione che si stesse costruendo poco o nulla per il futuro.
Una sensazione che è stata confermata proprio da questo inizio di stagione, che Conte ha deciso di utilizzare per costruire il nuovo Napoli. In estate i punti pesano di meno rispetto a quelli di inizio primavera e non c’è momento migliore per gettare basi solide, che rendano il cammino degli azzurri sempre meno dipendente da quello che accade su altri campi, come è successo lo scorso anno (santi subito Orsolini e Pedro).
Conte sta combattendo i suoi demoni: l’utilizzo dei cambi
Certo qualche scoria resiste ancora, non esistono rivoluzioni facili. Ma sono dettagli risolvibili. Conte sta combattendo i suoi demoni. Uno su tutti: il tempismo dei cambi.
Per ora vengono ancora utilizzati come mossa della disperazione. Il giorno in cui non servirà più lo schiaffone in faccia per mettere mano alla panchina, la guarigione sarà completa e definitiva.
Già prima del momentaneo pareggio dello Sporting i segnali che il match stesse vivendo una fase di stanca erano evidenti. McTominay e Politano non ne avevano più e la partita aveva bisogno di una scossa. In Champions, l’1-0 non è garanzia di niente e pensare di addormentare i ritmi per preservare un vantaggio minimo è da incoscienti.
Occorre anticipare gli eventi e leggere in anticipo gli sviluppi. Far entrare Neres e Lang prima del pareggio avrebbe dato nuova linfa e impegnato i lusitani a cercare nuovi equilibri difensivi, distraendoli dallo sforzo di recuperare il match. Anche per i due esterni sarebbe stato più semplice entrare in un contesto che non sia di frenetica disperazione.
Il Napoli deve porsi l’obiettivo ambizioso di dominare gli eventi, perché non sempre può avere la forze di reagire alle avversità. Gli strumenti quest’anno ci sono tutti. Basta usarli al momento giusto. Serve un ultimo piccolo ma decisivo sforzo.





