Ndoye non vestirà la maglia del Napoli!
L’accusa mossa nei riguardi del direttore dal braccio marchiato peggio di una lettera scarlatta e dal passato non ancora evidentemente perdonato da alcuni (a quanto pare il perdono vale solo se vinci, vedi Conte, altrimenti resti uno juventino. Che poi, a dirla tutta, anche il sig. Manna avrebbe vinto uno scudetto, ma vabbè) è quella di essersi lasciato sfuggire, dopo Garnacho a gennaio, anche Dan Ndoye. Curiosità vuole che Ndoye sia lo stesso giocatore che a gennaio veniva visto come l’alternativa low profile allo stesso Garnacho. Insomma gli stessi che a gennaio dicevano “ma c’amma fa cu stu Ndoye, vulimm a Garnacho” adesso sono quelli che urlano “ma come si può giocare a calcio senza Ndoye?“. Certo, un così repentino cambio di idea sarebbe giustificabile se nel frattempo Ndoye avesse fatto sfracelli. Il buon esterno svizzero ha giocato un ottimo campionato, ma nulla di eccezionale. Nulla di superiore ad un Zaccagni qualsiasi, tanto per fare un nome.
Non c’è peggior sordo di non vuol sentire.
Ci tocca dire così, in risposta ad un altro nostro pezzo pubblicato ieri, che di proverbio in proverbio ha costruito la sua invettiva contro il direttore sportivo del Napoli Giovanni Manna, ribattezzato, con un gioco di parole sorprendente, Nanna. Non potevamo sottrarci dunque dal replicare con un altrettanto sottile gioco di parole e quindi affermiamo che il perdere Ndoye e avere 45 Milioni da dirottare con calma verso altro può essere davvero una Manna dal cielo: ecco, gioco di parole di stampo biblico per giunta, perché vogliamo dimostrare di avere un’ispirazione divina.
Sei colpi in un mese. Eh, ma volevamo Ndoye
Il problema in questa piazza, ma forse più in generale del tifo, è che deve sempre trovare un colpevole. Dai tempi di Gesù e Barabba in poi. E, quasi sempre, sceglie come colpevole l’uomo sbagliato. Dai tempi di Gesù e Barabba in poi.
Del resto il ruolo del capro espiatorio è uno dei più vecchi del mondo, anch’esso di origine religiosa, e proprio di recente ci chiedevamo chi quest’anno nel Napoli lo potesse rappresentare al meglio. La risposta, a quanto pare, è arrivata.
Fino ad oggi il parafulmine per eccellenza era il Presidente Aurelio De Laurentiis poi, purtroppo, per inciampo, il Napoli ha vinto due scudetti in tre anni, due scudetti completamente diversi, con allenatore e gioco diversi, con direttori sportivi diversi, con giocatori diversi, ed un solo punto di continuità, e anche i più ostinati hanno dovuto ammainare le bandiere A16. La società però deve essere sempre nel mirino, ed ecco dunque che il nuovo bersaglio è servito.
Lasciateci dire che è curioso vedere come siano i più giovani a scagliarsi contro un direttore sportivo giovane. Ci pare tanto un atto di codardia, in un mondo dove proprio il giovane reclama spazio, bollare come “inesperto” un direttore sportivo che comunque si è fatto le ossa nella Juventus e ha concluso nel giro di quest’ultimo mese una miriade di operazioni, – LuccaBeukemaMilinkovicSavicKevinDeBruyneLangMarianucci – chissà, se li scriviamo tutti attaccati forse fanno più effetto – seguendo per filo e per segno i dettami dell’allenatore. Ah, per inciso, Manna è anche lo stesso che ha portato in serie A Scott McTominay, MVP del campionato.

Tuttavia, probabilmente lo stesso Manna è consapevole che il suo operare estivo non è ancora concluso, ma sa anche meglio che in ogni caso questo è il destino del direttore giovane quando si accompagna ad un allenatore esperto. Anche Bigon, anni fa, veniva visto come una palla al piede: gli ottimi acquisti erano solo merito di Benitez, quelli mancati erano tutti colpa di Bigon (o di DeLaurentiis, chiaramente, a quel tempo lui era ancora visto come il Sauron che viveva all’ombra del Vesuvio).
Manna non è esente da errori, lui per primo ne ha ammesso alcuni a gennaio, Ndoye era chiaramente un obiettivo ed il nostro titolo è una provocazione volta a spiegare che però c’è altro oltre Ndoye e che il vedere “solo” gli errori significa avere lo sguardo strabico e unidirezionale. Significa essere prevenuti. Significa non essere onesti intellettualmente. Che è diverso dall’essere lobotomizzati (come viene affermato in chiusura dell’articolo al quale rispondiamo), stato in cui si veniva ridotti a seguito di una procedura disumana utilizzata per chi in passato era affetto da schizofrenia, un comportamento che tende ad alterare la percezione della realtà.
Alterare la percezione della realtà. Ecco, forse ci sarebbe bastato scrivere quest’ultima frase come replica.






