E venne il giorno. 1 settembre 2025. La data segnata in rosso sul calendario degli irriducibili del malumore, i superstiti del movimento A16, quelli che hanno fatto dell’insoddisfazione una ragione di vita. Non aspettavano altro: sei mesi fa Aurelio De Laurentiis promise la posa della prima pietra del nuovo centro sportivo.
Oggi, quella pietra non c’è. Et voilà, per loro è Natale, Pasqua e Ferragosto messi insieme.
Perché diciamolo chiaramente: il centro sportivo è un alibi. L’ultima arma rimasta in mano a chi non riesce a digerire due scudetti in tre anni, a chi ha passato stagioni intere a gufare e oggi non sa più dove aggrapparsi. Lo stadio? Ancora un buon appiglio, certo. Ma la “pietra fantasma” del centro sportivo, quello che, cronologicamente, era più vicino al fallimento, è molto più gustosa: permette di gridare al tradimento, di riaccendere un malcontento che altrimenti sarebbe rimasto sepolto sotto le macerie delle vittorie.
Il centro sportivo del Napoli è l’ultimo baluardo del malumore
Questa mattina, mentre la città si sveglia con la solita routine, gli A16 due punto zero lucidano le tastiere. Hanno atteso sei mesi questo momento: articoli indignati, post velenosi, audio vocali pieni di “io l’avevo detto”. Una marea di critiche represse pronta a straripare. Poco importa che nel frattempo il Napoli abbia portato a casa due Scudetti, consolidato il brand e fatto sognare i milioni di tifosi sparsi per il mondo. Il centro sportivo è l’ultima trincea da cui sparare.
Non aspettavano altro che questo giorno, per poter criticare. Come se fosse di loro proprietà, oppure utilizzabile dagli stessi. Per loro, il centro sportivo è un capriccio. Anzi, una scusa: quella per continuare a riversare ettolitri di livore contro la società, nonostante gli sforzi fatti sul calciomercato degli ultimi anni e nonostante si sia allestita una squadra competitiva.
Sportivamente asfaltati
Il paradosso è che questa frangia non ha mai vissuto un’epoca sportiva così ricca. Eppure, niente. Due scudetti non bastano. Loro volevano altro: volevano avere sempre un motivo per lamentarsi. E il centro sportivo, con la sua assenza, glielo concede su un piatto d’argento. Ecco quindi che il 1 settembre 2025 non segna solo la mancata posa di una pietra: segna il risveglio di chi, da troppo tempo, era stato ridotto al silenzio dai risultati. Oggi potranno tornare a fare quello che riesce meglio: criticare, diffidare, sputare sentenze.
In fondo, il centro sportivo prima o poi arriverà. Così come lo stadio (in un modo o nell’altro). E quindi, sperando che i risultati sportivi restino sempre di alto livello, resteranno senza bandiere da sventolare. Ma oggi non è così. Oggi, finalmente, possono invece sventolarla.






