Contro l’Atalanta, il miglior primo tempo della stagione. Ritmo, intensità e quell’imprevedibilità che mancava da troppo tempo. Il Napoli rompe le catene di una fase offensiva innocua, a tratti banale. Un gap con il quale fa i conti dalla seconda parte della stagione scorsa.
Il miglior Napoli di questi mesi è coinciso con quello voluto fortemente dai calciatori. Il Generale Antonio Conte ha avuto il buon senso di lasciarsi commissariare dai propri soldati. Professionisti forti, vincenti, e che la doppia competizione l’hanno già affrontata con risultati eccellenti. È bene ricordarlo.
Il pugno duro non paga mai. Serve solo a illudersi di essere ancora la migliore versione di sé stessi. Ma il tempo scorre inesorabile. E chi non accetta di dover convivere con il nuovo, rischia di trovarsi intrappolato nel passato.
Deve essere stata questa la riflessione madre di Conte, durante i giorni di riposo a Torino. Decidere se affondare per orgoglio o provare a scoprirsi fragile e ascoltare il grido d’aiuto di chi fornisce gambe e sudore per la sua causa.
Lang e Neres: altro che ammutinamento, i bad boys rianimano il Napoli
La decidono Noa Lang e David Neres, fino a qualche giorno fa descritti come i bad boys del Napoli. Nel chiacchiericcio innescato dal mister dopo la sciagurata conferenza stampa post debacle di Bologna, parte dell’opinione pubblica li voleva fuori dallo spogliatoio già a gennaio.
Durante la sosta, si è fatto abuso del termine “ammutinamento”. Un jolly utilizzato troppo spesso e a sproposito. Si sono sprecati i paragoni con l’era Ancelotti ed è stato addirittura richiamata in causa la gestione Garcia. Ma i punti di contatto con le precedenti casistiche sono pochissimi.
L’unico comune denominatore sta nel fatto che le prestazioni non fossero in linea con il potenziale della rosa. Per il resto, storie differenti, motivazioni differenti. Nessun nesso tra loro. Eppure…
Eppure la superficialità la fa da padrona. Gli slogan sono più efficaci di analisi approfondite. E, qualora fossero anche realistici, si dovrebbe parlare di ammutinamento per ogni squadra che non riesce a performare.
Al Napoli non c’è stato nessun ammutinamento. Ma un gruppo di calciatori che, nonostante l’impegno profuso e l’applicazione, non vede i propri muscoli rispondere a dovere. I capricci sono altri.
Lo ha capito Conte, che ha rinnovato la fiducia nel team e ha accolto in maniera costruttiva le opposizioni ragionate dei suoi uomini. Tra le quali, anche il coinvolgimento di tutti i componenti della rosa nelle rotazioni. L’esordio stagionale di Pasquale Mazzocchi non è un caso.
Il Napoli può cancellare tre mesi di incomprensioni che hanno reso complicato il nuovo corso grazie al buon senso. Ma occorre mettere a posto anche alcuni aspetti legati al core business di ogni top club: il gioco.
Caro risultatista, fermati un secondo: non partire in quarta. Occorre specificare che per gioco non si intende il tiki-taka. Ma una serie di principi condivisi nei quali rifugiarsi quando non tutti i pezzi del puzzle sono disponibili. Solo la condivisione della mission può garantire continuità. Allenare il sacrificio è un limite quando si ha a disposizione così tanto talento.






