Ed è anche l’ennesima figura barbina del blocco Inter in campo internazionale.
Zenica, Bodo: quante figuracce per il blocco Inter!
È uso comune per la nazionale italiana godere, per lunghi periodi, di un’ossatura consolidata costruita dai giocatori della miglior squadra italiana del momento.
Negli anni ‘40 con il compianto Grande Torino, a sprazzi con la Fiorentina nel 1958, il Milan nel 1962 e nel 1994, la Juventus nelle campagne vittoriose del 1982 e nel 2006 (rispettivamente 6 e 5 bianconeri in campo nelle finali che mandarono in visibilio la nazione).
Giocatori spesso considerati dall’intera critica mondiale tra i migliori interpreti del gioco nel momento delle convocazioni, affidabili e dalla mentalità vincente. Sorge però spontanea la preoccupazione nel momento in cui l’ossatura della nazionale è composta da ragazzi dal valore che pare decrescere in maniera proporzionale all’importanza del compito.
L’invincibile armata che si trova al comando del campionato italiano – e che neppure un anno fa si fece sfuggire un campionato che al 90’ della penultima giornata dirigeva, in casa propria – è in realtà una corazzata Potemkin. Inutile girarci intorno, lo scivolone europeo sul campo del Bodo Glimt è stata la più plateale divulgazione di un segreto di Pulcinella che solo la stampa amica pare ignorare.
Irresponsabile affidargli un vantaggio di oltre dieci punti sulla seconda. Figuriamoci affidargli una nazionale che manca ai Mondiali da ormai 12 anni.
Cosa poteva andare storto?
Anche la Bosnia punisce il blocco Inter
A Zenica, solo un vero e proprio suicidio avrebbe potuto rovinare una gara approcciata con grande voracità da parte degli azzurri. Sul risultato di 0-1, Alessandro Bastoni decide di candidarsi con prepotenza al ruolo di sportivo più amato dell’anno in Italia. Mostrando i suoi limiti, gli stessi da svariati anni a questa parte. Un giocatore capace di interpretare un solo ruolo della difesa, nel 2026. Il tremendo assistman, Federico Dimarco, smette di correre al 45’ e la cura Chivu pare svanire: i polmoni lo abbandonano e la lucidità pure, pare dunque che per interpretare un ruolo dalle spiccate specificità difensive come il suo non basti avere i piedi buoni. I bosniaci segnano, cominciano a crederci e dimostrano integrità tattica e ordine.
Barella, forse il migliore dei tre nerazzurri in campo dall’inizio, lascia spazio ad un confuso Frattesi. La miglior azione della gara dell’ex Sassuolo è l’intervento killer che mette KO il povero Dzeko e gli impedisce di calciare il rigore.
Occhio però all’énfant prodige: Pio Esposito ha due anni in più del tambureggiante Alajbegovic e vale 30 milioni di euro in più. 50 minuti di nulla cosmico per “il nuovo Vieri”, corroborati da un rigore che invita l’intera Italia a riflettere sui giudizi esaltanti riservatigli. Sarebbe però vile accanirsi sul povero ragazzo per un errore dagli 11 metri.
Da oggi, però, le responsabilità vanno affidate a gente ne regge il peso. È francamente impensabile costruire una nazionale sulle spalle di chi quando la palla scotta si lascia divorare dai fantasmi.

