Balogun graziato: ennesimo scandalo a stelle e strisce
Non il barbaro rimpatrio di un arbitro selezionato con criteri ben precisi dopo anni di duro lavoro, giustificato con il paese di provenienza del povero malcapitato (Omar Artan, somalo).
Non l’espulsione del fotografo di squadra dell’Iraq (Talah Salah), in possesso di regolare accredito FIFA, rimandato a casa dopo la più logorante delle odissee e un interrogatorio lungo 10 ore che nel paese dei balocchi leader nel settore dell’esportazione della democrazia non s’era visto neanche per il più sfacciato dei serial killer.
Non questi avvenimenti resi marginali da una coscienza collettiva ormai svilita dalla propaganda.
Neppure il barbaro trattamento della nazionale iraniana, eliminata senza aver mai perso nonostante itinerari disegnati ad hoc per il massacro psicofisico di ragazzi già in difficoltà, non la dignitosa richiesta d’aiuto del leader Taremi, beniamino e voce di un intero popolo.
Non nei sopracitati avvenimenti, ma questa notte con ogni probabilità assisteremo complici all’episodio più basso della storia intera dei mondiali.
Perché un giocatore che gioca un ottavo di finale subito dopo un rosso diretto non si può nascondere sotto il tappeto.
Non una comparsa, un onesto lavoratore finito nel dimenticatoio sommerso dall’ambiguità dei media.
Il centravanti titolare statunitense, Balogun, qualche giorno fa è stato espulso. E questa notte sarà in campo.
E lo abbiamo permesso noi.
Balogun: rosso diretto senza conseguenze
Per cogliere la natura reale del fattaccio, basta fare un piccolo passo indietro. È il 2 luglio e a Santa Clara i padroni di casa sfidano la sorprendente Bosnia per un posto tra le grandi del pianeta. Dopo una brillante prestazione, il centravanti Folarin Balogun interviene con una certa irruenza sul povero Muharemovic. Richiamato al Var, l’arbitro non può far altro che estrarre il cartellino rosso che potrebbe riaprire la partita.
Così non sarà, perché gli Stati Uniti raddoppieranno con una meraviglia di Tillman e strapperanno il pass per gli ottavi. Lecito era però domandarsi in che modo Pochettino avrebbe ovviato all’assenza prolungata del suo bomber.
O almeno lo sarebbe stato dal 1930 sino a ieri, nascita nefasta di un pericolosissimo precedente.
Trump chiama, Infantino risponde, il calcio muore
Il referto è orripilante: una semplice messa in prova per Balogun. Come i minorenni che fanno a cazzotti fuori al bar. Una “sanzione” misericordiosa e remissiva che ha da subito suscitato lo sgomento e l’ilarità della stampa. E se la dietrologia talvolta è atto più sacrilego dell’accadimento in esame, questa volta non è altro che la risposta ad una domanda balenata nelle meningi di ogni appassionato. Perché sì, Trump c’entra. Come in ogni scandalo relativo alle questioni geopolitiche internazionali dal giorno della sua rielezione.
È giusto che l’articolo si concluda con le parole del presidentissimo statunitense.
“Non sapevo cosa diavolo fosse un cartellino rosso, l’arbitro è un po’ sospetto se guardiamo al suo passato, ha preso una decisione incredibile”.
