Atalanta–Napoli, duelli individuali e campo lungo: perché sarà una gara da alta intensità
Alle 15, al Gewiss Stadium, andrà in scena Atalanta–Napoli, una partita che pesa molto nella corsa alle posizioni europee. Per i ragazzi di Antonio Conte una vittoria permetterebbe di allungare a +7 sulla Juventus, attualmente quinta, mantenendo la Roma a distanza e restando in scia del secondo posto occupato dal Milan. I padroni di casa arrivano da otto risultati utili consecutivi in campionato, mentre in Champions League sono arrivate diverse sconfitte: l’ultima, martedì, sul campo del Borussia Dortmund (2-0 nell’andata dei playoff). Una situazione che, tra dispendio fisico e pressione mentale – considerando anche il ritorno in programma mercoledì – può incidere sull’approccio alla gara odierna.
Probabili scelte e dubbi di formazione
In casa Atalanta, Raffaele Palladino potrebbe intervenire sull’undici iniziale. Hien e Bellanova sono in forte candidatura; con Bellanova in campo, si aprirebbe la possibilità di vedere Zappacosta traslocare a sinistra in luogo di Bernasconi. Ahanor è in ballottaggio con Kolasinac, con quest’ultimo favorito. In mezzo al campo sono da valutare le condizioni di Ederson: in caso di forfait, potrebbe essere Pasalic ad affiancare De Roon. Davanti, Zalewski appare sicuro del posto, mentre restano aperti i ballottaggi tra Samardzic e Sulemana (con l’opzione Pasalic più avanzato se non impiegato al centro) e tra Krstovic e Scamacca per il ruolo di riferimento offensivo. Nel Napoli non ci sarà McTominay: al suo posto è pronto Elmas, in coppia con Lobotka. La linea difensiva dovrebbe essere composta da Beukema, Buongiorno e Jesus, vista l’indisponibilità di Rrahmani. Sugli esterni ballottaggio a destra tra Politano e Mazzocchi, con Gutiérrez più avanti di Spinazzola per la corsia sinistra. In avanti, probabile esordio dal primo minuto per Alisson Santos, in coppia con Vergara alle spalle di Højlund.
La gara dell’andata e gli sviluppi del match odierno
Il precedente stagionale, vinto 3-1 dal Napoli, ha segnato l’inizio dell’avventura di Palladino sulla panchina della Dea. Fu una gara dai due volti: Napoli dominante nei primi 45 minuti, chiusi addirittura sul 3-0, e Atalanta molto più brillante nella ripresa. In quell’occasione Palladino scelse inizialmente il 3-4-1-2 con Pasalic alle spalle di De Ketelaere e Lookman. La soluzione non funzionò: gli azzurri dominarono la prima frazione soprattutto grazie a una pressione efficace sulle prime uscite atalantine. All’intervallo l’allenatore napoletano cambiò subito volto alla squadra, togliendo Pasalic per inserire Scamacca e passando al 3-4-3. L’Atalanta accorciò proprio con Scamacca e, più in generale, risultò molto più pericolosa, anche per l’atteggiamento più attendista del Napoli, forte del largo vantaggio. Per la gara di oggi, Palladino dovrebbe optare per il consueto 3-4-2-1. La partita si profila molto simile a Napoli-Roma di una settimana fa: moduli speculari, campo spezzato in duelli individuali e continui riferimenti uomo contro uomo. A fare la differenza saranno due fattori principali: l’intensità nei duelli a tutto campo e la qualità della prima costruzione, per riuscire a superare la pressione e innescare transizioni offensive pulite. L’idea in fase di possesso, soprattutto per il Napoli, sarà quella di attirare la pressione dell’Atalanta nella propria metà campo per poi sviluppare l’attacco nella metà opposta. In questo scenario sarà fondamentale l’abbassamento di Lobotka ed Elmas per portare fuori posizione i due mediani nerazzurri e liberare spazio alle loro spalle. Il concetto è chiaro: l’Atalanta difende con riferimenti a uomo molto marcati. Vedremo quindi: mediani contro mediani, quinti contro quinti, braccetti aggressivi contro i trequartisti. Duelli leggibili e continui su tutto il campo. Senza Rrahmani, il Napoli perde uno dei difensori più affidabili nella prima uscita: il kosovaro era fondamentale sia nei cambi di gioco sia nelle imbucate centrali.
Nell’eventualità in cui mancheranno pure gli esterni di centrocampo a piede invertito, serviranno quindi soluzioni alternative: maggiore utilizzo della giocata lunga di Milinković; più personalità dei due braccetti in uscita; responsabilità aumentata per Lobotka nel guidare i tempi della manovra; ricerca diretta di Højlund da destra, sfruttando il corridoio che potrà aprirsi grazie al movimento di Vergara ad allargare il braccetto avversario, soprattutto se Politano dovesse partire come quarto di destra. Altrimenti si farà maggiore affidamento su Beukema. Con Mazzocchi in campo invece questa specifica uscita risulterebbe più difficoltosa. Sulla corsia sinistra, la presenza di Gutiérrez offrirà un’ulteriore via di uscita: lo spagnolo, come già visto nel secondo tempo contro la Roma, tende ad abbassarsi molto in costruzione, quasi da mediano aggiunto. In questo modo potrà attirare su di sé il quinto avversario e liberare spazio sia in ampiezza sia alle spalle, zona che potrà essere attaccata in velocità da Alisson. In fase di possesso il Napoli potrebbe quindi assumere una struttura 3-2-5, con un continuo interscambio di posizioni dentro il campo ed in ampiezza tra Alisson Santos e Gutierrez sul versante sinistro. Il terminale offensivo sarà, come sempre, Rasmus Højlund. Il suo riferimento diretto dovrebbe essere Hien, in un duello molto fisico ma anche di letture preventive. Oltre allo scontro diretto, il centravanti danese potrebbe trovare spazi importanti in campo aperto, da attaccare con i suoi consueti movimenti a mezzaluna, soprattutto se la prima costruzione del Napoli riuscirà a superare la prima ondata di pressione atalantina lasciando diversi uomini di Palladino sopra la linea della palla.
La manovra dell’Atalanta e cosa dovrà fare il Napoli senza palla
Dal punto di vista tattico, il Napoli dovrà prepararsi ad una gara speculare anche nell’atteggiamento difensivo: esattamente come l’Atalanta, serviranno prima pressione efficace soprattutto sui mediani, intensità nei duelli, letture corrette dei tempi di uscita in pressione e soprattutto grande attenzione nelle marcature preventive, per evitare di concedere campo alle transizioni nerazzurre. La squadra di Raffaele Palladino sviluppa infatti una manovra molto strutturata e codificata, che parte quasi sempre da una costruzione posizionale a più linee di appoggio. In fase di primo possesso, uno – e spesso entrambi – i mediani si abbassano sulla linea dei difensori o ai suoi lati, andando ad allargarsi per creare angoli di passaggio puliti e superiorità numerica nella prima uscita. A questo movimento si aggiunge con grande continuità quello dei due trequartisti, che lavorano spesso sotto palla per offrire una soluzione corta aggiuntiva. Questo significa che il Napoli dovrà essere molto preciso con i due braccetti nel seguire gli smarcamenti incontro dei trequartisti atalantini e nel decidere quando rompere la linea per uscire forte sull’uomo. Un aspetto chiave della manovra della Dea è l’utilizzo costante dell’ampiezza: i quinti restano molto larghi, incollati alla linea laterale. Davanti, sia che giochi Scamacca sia che venga scelto Krstović, la prima punta ha un compito molto chiaro: lavorare spalle alla porta, fungere da riferimento per la risalita della squadra e facilitare le connessioni centrali, per poi attaccare l’area aspettando palloni importanti provenienti dalle corsie laterali. Un focus particolare andrà posto sulla corsia di destra atalantina, dove si sviluppano meccanismi molto simili a quelli visti nella Roma di Gian Piero Gasperini. Nel caso in cui vengano impiegati elementi come Scalvini, Samardzic e uno tra Bellanova o Zappacosta, l’Atalanta potrà fare affidamento su una catena molto dinamica, con il braccetto di destra (Scalvini) attivo nell’accompagnare l’azione con inserimenti senza palla, occupando zone avanzate in modo simile a quanto fa Gianluca Mancini nel sistema giallorosso.
Queste rotazioni tra braccetto, esterno e trequartista creano spesso situazioni di sovraccarico laterale e di inserimenti ciechi alle spalle del centrocampo avversario. Ed è proprio qui che il Napoli dovrà essere estremamente attento. Gli eventuali inserimenti offensivi dei braccetti dovranno essere assorbiti dai due trequartisti azzurri, che avranno un compito non solo creativo ma soprattutto di grande responsabilità difensiva.



