Accenditore di lampioni.
Raccoglitore di birilli del bowling.
Lettore di quotidiani per gli operai nelle fabbriche.
Sono alcuni dei mestieri che un tempo esistevano e che oggi (per fortuna aggiungeremmo) sono stati eliminati dalla modernità.
A questi potrebbe presto aggiungersi l’arbitro di calcio. Dovrebbe.
Eh già, perché casomai si avessero ancora dubbi, il weekend calcistico appena trascorso ha dimostrato in maniera netta come l’arbitro sia ormai una mera marionetta nelle mani del VAR.
Attenzione, in questo caso non ci interessa entrare nel merito della decisione presa in alcuni episodi di alcune partite come in Napoli Pisa o in Verona Juventus. Quel che ci interessa è che tali decisioni siano prese ormai dal Varista di turno e non dall’arbitro di campo.
Una marionetta al servizio del VAR
Andate a ripescare gli audio mostrati nella trasmissione OpenVar e fatevi la vostra idea.
In Verona Juventus, per esempio, nell’episodio del rigore assegnato agli scaligeri, è palese come il VAR Aureliano abbia immediatamente assunto una convinzione – “questo qui è come Atalanta Udinese dell’anno scorso” continua a ripetere – e da lì non si schioda, anzi, praticamente induce l’arbitro ad avere lo stesso preconcetto. L’arbitro prova addirittura a ribattere “ma non c’entra niente il difensore che…?” ma viene immediatamente interrotto “Assolutamente (no)”.
Stessa dinamica nel presunto rosso ad Orban in cui Aureliano, di nuovo, commenta l’episodio influenzando inevitabilmente la decisione arbitrale.
Lo stesso Mazzoleni, nel rigore non concesso al Pisa nel primo tempo, influenza l’arbitro dicendo “il giocatore del Pisa controlla (è questa la parola chiave che il VAR non deve dire! Contiene già un giudizio) con la mano” per poi aggiungere, insieme all’AVAR “ovviamente devi fischiare punizione (per il Napoli)”.
Chi scrive è sempre stato un fervente sostenitore del VAR, che di fatto ha cancellato diverse tipologie di errore, ma come ogni tecnologia, è l’uso che ne fa l’uomo ad essere spesso sbagliato.
Una delle conseguenze più terribili dall’avvento della moviola in campo (perché ormai questo è) è per esempio l’enorme peso che si è dato al fallo di mani. Una tipologia di fallo che prima doveva essere molto evidente e molto volontaria per indurre all’assegnazione di un rigore e che adesso invece è stata trasformata da peccato veniale a peccato mortale. Contrariamente ai principi del gioco. Non abbiamo statistiche puntuali sui numeri, ma a spanne pare che dall’avvento del VAR il rigore per fallo di mano sia aumentato, come incidenza, del 10-15% sui rigori totali, rispetto a prima. Il che è paradossale se consideriamo che, con un calcio più veloce, la possibilità di prendere fortuitamente la palla con le mani in area di rigore è sicuramente maggiore: ciò dovrebbe tradursi in una diminutio dell’importanza di questo fallo.
Stesso discorso per contatti assolutamente normali che, alla lente di ingrandimento del VAR, si trasformano magicamente in assalti all’uomo. Ci viene naturale pensare al clamoroso dietrofront che indusse Doveri a non confermare il rigore su Simeone in Parma Napoli.
Ecco, avete visto cos’abbiamo appena fatto in questo paragrafo? Abbiamo esordito dicendo: fatevi una vostra idea e poi però vi abbiamo indotto a seguire la nostra. Siamo stati i vostri VAR.
Si perde la figura d’insieme
In sostanza, guardare questi dettagli è un po’ come guardare il mare e descriverlo come un semplice ammasso di due molecole di idrogeno e una di ossigeno. Se ti soffermi sul dettaglio, perdi di vista il significato concreto. La “dinamica”, come direbbe Rocchi.
Ecco, alla luce di questi eventi, che sono sempre più frequenti almeno in serie A, concludiamo che la figura dell’arbitro ormai debba sparire. Come i raccoglitori di birilli nel bowling.
Tanto: per il fuorigioco c’è la tecnologia, così come per i gol fantasma. Per le controversie di falli da rigore si decide tutto dai monitor. Basta un piccolo sforzo in più e l’arbitro può serenamente arbitrare da una cabina di regia, magari anche a distanza di sicurezza dallo Stadio. Trasformando tutto in un vero e proprio show.






