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Napoli-Inter: al Maradona il big match dei momenti opposti

Spud di Spud
25 Ottobre 2025
in Analisi
Tempo di Lettura: 6 min
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Antonio Conte e Cristian Chivu, allenatori di Napoli e Inter
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Napoli-Inter: il big match dei momenti opposti

Al Maradona la sfida degli opposti: Napoli ferito, Inter d’acciaio

Conte senza Hojlund, ma chiede orgoglio e compattezza; Chivu, trascinato da sette vittorie di fila tra campionato e Champions, punta sulla solidità e sulla forza del gruppo.

Il Diego Armando Maradona si prepara ad accendere i riflettori su Napoli-Inter, big match del sabato di Serie A in programma alle ore 18. Due squadre che arrivano all’appuntamento in momenti diametralmente opposti, ma unite da un obiettivo comune: dare un segnale forte al campionato. Il Napoli è chiamato a una prova di carattere dopo una settimana difficilissima. La sconfitta in campionato contro il Torino e, soprattutto, la pesantissima disfatta europea contro il PSV hanno lasciato ferite profonde nell’ambiente. In casa azzurra si attende una reazione d’orgoglio, e i tifosi confidano nella mano di Antonio Conte, che in questi giorni a Castel Volturno ha cercato di toccare le corde giuste per risvegliare la squadra. Tutt’altra atmosfera in casa Inter, dove il vento soffia nella direzione giusta. La squadra di Cristian Chivu vola sulle ali dell’entusiasmo grazie a sette vittorie consecutive tra campionato e Champions League (quattro di fila in Serie A) e a una difesa granitica, che ha concesso appena due reti in tutto il periodo.

Emergenza azzurra e fiducia nerazzurra

Rasmus Hojlund non sarà della partita. Se fossero arrivati segnali positivi dall’allenamento di ieri, erano già programmati per questa mattina esami di controllo e un’ultima ecografia per l’ok definitivo, ma così non sarà. Conte dovrà fare i conti anche con altre assenze pesanti: oltre a Rrahmani e Lobotka, infatti, non ci sarà nemmeno Meret, fermato ieri da una frattura al metatarso del piede, che lo terrà fuori per alcune settimane. Capitolo formazione: Milinkovic sarà il titolare in porta; in difesa si valuta un possibile inserimento di Juan Jesus al posto di Beukema. In attacco, il sostituto naturale di Hojlund è ovviamente Lucca, ma si valutano anche altre possibilità. Nessun dubbio, invece, in casa nerazzurra: Cristian Chivu (che dovrà fare a meno solo di Thuram) è intenzionato a confermare in blocco l’undici che ha dato finora garanzie: Sommer; Akanji, Acerbi, Bastoni; Dumfries, Barella, Çalhanoğlu, Mkhitaryan, Dimarco; Bonny, Lautaro.

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L’Inter di Chivu: solidità, fisicità e meccanismi rodati

 

L’Inter di Cristian Chivu arriva a Napoli in fiducia totale. I numeri parlano chiaro: sette vittorie consecutive tra campionato e Champions, appena due gol subiti nelle ultime sette partite, e una solidità che poggia su basi tecnico-tattiche estremamente chiare. Uno dei dati più significativi è il PPDA (Passes Per Defensive Action), che misura quante azioni di pressing una squadra compie rispetto ai passaggi concessi all’avversario. L’Inter viaggia su una media di 9 in campionato, un valore eccellente che testimonia un pressing organizzato, intenso e soprattutto efficace. Questo consente ai nerazzurri di recuperare palla in zone avanzate, riducendo i tempi di transizione e imponendo costantemente il proprio ritmo alla partita. Il modulo di riferimento resta il consolidato 3-5-2, ma le dinamiche interne sono tutt’altro che rigide. In fase di costruzione, Sommer è spesso coinvolto attivamente, anche conducendo palla in avanti per attirare la pressione e creare superiorità numerica nella prima linea. Da qui nasce una costruzione fluida, che può svilupparsi a tre o anche a quattro uomini, grazie alla grande mobilità dei centrocampisti. I vari Barella e Çalhanoğlu si abbassano lateralmente per fornire linee di passaggio sia a destra che a sinistra, mentre Mkhitaryan agisce più centralmente, pronto a ricevere tra le linee. Tra i tre centrali, è Akanji il più portato alla costruzione: pur essendo di piede destro, sa trovare imbucate anche con il sinistro, rompendo così la prima linea di pressione avversaria. Sul lato opposto, Bastoni, da braccetto sinistro, attacca spesso lo spazio in avanti, andando a posizionarsi nella zona di Dimarco, che tende ad accentrarsi. Questo movimento crea superiorità sul lato e consente di attaccare la profondità o cercare il duello aereo su lanci dalle retrovie. Sul piano offensivo, l’Inter mantiene la propria identità verticale e diretta: gli sviluppi sono orientati principalmente sulle due punte, Lautaro e Bonny, entrambi abili sia nel venire incontro che nell’attaccare la profondità. In assenza di Thuram, Pio Esposito garantisce fisicità e protezione del pallone, offrendo un punto di riferimento spalle alla porta. Non mancano infine gli inserimenti frequenti delle mezzali, in particolare Barella, e la costante ricerca del gioco in ampiezza, con Dimarco e Dumfries che spingono alto e largo per allargare le maglie avversarie, alternando cross e combinazioni con gli interni di centrocampo.

La fase di non possesso: equilibrio e compattezza

Quando la palla ce l’hanno gli altri, l’Inter si dispone in un 5-3-2 compatto e ordinato, con Dumfries e Dimarco che scalano sulla linea dei tre centrali per formare una difesa a cinque, ma pronti anche ad alzarsi rapidamente sui laterali avversari per aggressioni in ampiezza. La squadra di Chivu mostra una pressione collettiva ben organizzata, portata in maniera coordinata a partire dai due attaccanti, che indirizzano la costruzione avversaria verso le zone laterali per favorire l’uscita dei centrocampisti. Sulla costruzione bassa avversaria, la linea difensiva resta mediamente alta, cercando di accorciare e ridurre gli spazi tra i reparti. Quando invece si sceglie di lasciare il possesso, l’Inter si compatta in blocco basso, chiudendo le linee centrali e affidandosi a densità e aggressività per recuperare palla e ripartire.

Forza fisica, tiri da fuori e palle inattive: l’arsenale nerazzurro

Un’altra arma importante dei nerazzurri è la loro imponente struttura fisica. L’Inter è una delle squadre più potenti del campionato dal punto di vista atletico, e ciò si riflette nella pericolosità sulle palle inattive, dove può contare su battitori e saltatori di altissimo livello. A questa dimensione si aggiunge la presenza di ottimi tiratori da fuori area — Çalhanoğlu, Barella, Mkhitaryan e Dimarco — in grado di trovare la conclusione anche da media distanza e punire le difese chiuse. Una risorsa preziosa che amplia ulteriormente le soluzioni offensive di una squadra già completa e varia nei propri sviluppi.

Dopo il PSV, il Napoli cerca equilibrio: la chiave è nella fase difensiva

Sul fronte opposto, il Napoli dovrà impostare una partita intelligente. Il piano gara in fase di non possesso potrebbe ricordare quello adottato lo scorso anno al Maradona, quando gli azzurri riuscirono a limitare a lungo la manovra nerazzurra grazie a densità, concentrazione e ordine tattico. Il tema principale resta la fase difensiva, ma anche la scelta degli uomini può incidere sull’impostazione. Sono in corso valutazioni su Juan Jesus: il suo inserimento al posto di Beukema comporterebbe riflessioni soprattutto sulla fase di possesso, poiché con un piede sinistro schierato sul centro-destra potrebbero emergere maggiori difficoltà nello scarico verso destra, in particolare nei collegamenti con Di Lorenzo e Politano. Pochi problemi invece in fase di non possesso, dove il brasiliano rappresenterebbe il centrale dei tre, con Di Lorenzo e Buongiorno ai suoi lati da braccetti. Al di là delle scelte, l’impostazione della gara potrebbe prevedere Di Lorenzo in uscita costante su Mkhitaryan, mentre i due centrali si occuperebbero di Lautaro e Bonny. In fase avanzata, si profilano diversi duelli chiave: Anguissa e De Bruyne rispettivamente su Bastoni e Akanji; Gilmour su Çalhanoğlu; McTominay su Barella. Sulle corsie laterali, Politano dovrà lavorare su Dimarco, mentre Spinazzola sarà chiamato a contenere Dumfries.

Oltre all’aspetto tattico, il Napoli dovrà ritrovare compattezza ed equilibrio, due elementi che lo scorso anno e nei primi match di questa stagione — almeno fino alla gara con il Milan — rappresentavano la sua forza. È innegabile che, rispetto al passato, ci sia stato un cambiamento nella fase di pressione: ora la squadra accetta più duelli individuali e lascia più campo alle spalle. Molte delle ripartenze subite nascono da palle perse con la squadra proiettata in avanti, ma mentre contro Sassuolo, Cagliari, Fiorentina e Pisa queste situazioni erano state ben gestite con recuperi rapidi, nelle ultime partite tale caratteristica è venuta meno, con anche alcune letture individuali sbagliate. Contro il PSV, in particolare, Til e Saibari sono stati gli uomini che hanno maggiormente messo in difficoltà la struttura difensiva azzurra, abbassandosi di continuo per attirare fuori zona sia Beukema che Buongiorno, che spesso si sono trovati entrambi sulla linea di centrocampo, lasciando un’intera metà campo alle spalle.

Antonio Conte e Cristian Chivu, allenatori di Napoli e Inter

Dopo i sei gol subiti contro il PSV, serve un segnale forte. In una fase in cui ci sono defezioni e condizione fisica non ottimale, potrebbe essere utile limitare o modulare la pressione alta, valutando il tutto anche in base all’avversario, per ritrovare equilibrio e maggiore compattezza. L’obiettivo sarà riproporre un pressing più aggressivo solo quando la rosa sarà al completo e la forma fisica lo consentirà, evitando nel frattempo di concedere troppo campo alle spalle della difesa. E tutto dovrà iniziare già stasera, vista l’ottima capacità dell’Inter di attaccare gli spazi con il duo Bonny-Lautaro, ma anche con gli inserimenti di Barella e dei due quinti Di Marco e Dumfries, sempre pronti ad allungare la difesa avversaria con movimenti coordinati e profondi.

Costruzione, rifinitura e transizioni: il Napoli deve rialzare il livello

In fase di possesso, il Napoli dovrà assolutamente alzare il livello rispetto alle ultime due uscite, dove la costruzione del gioco è apparsa di scarso rilievo e poco fluida. Si attendono miglioramenti anche in fase di rifinitura e finalizzazione, sia per trasformare in concretezza le occasioni che l’Inter concederà, sia per ritrovare fiducia e incisività in zona gol dopo le recenti difficoltà realizzative. L’esperimento del falso nueve viene valutato per cercare di non dare riferimenti alla difesa nerazzurra, poiché i tre centrali rompono spesso la linea. In fase di non possesso sarà cruciale limitare le palle perse nella metà campo nerazzurra, zona in cui l’Inter eccelle nelle ripartenze, oppure quantomeno organizzarsi meglio nella transizione difensiva, aspetto che nelle ultime uscite è mancato.

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