La 12esima giornata di Serie A coincide per il Napoli con l’inizio di un ciclo che, pur essendo a novembre, potrebbe già indirizzare la stagione, tra scontri diretti in campionato, match chiave in Champions League, fino alla Supercoppa Italia, con in palio il primo trofeo stagionale. Ed è ovvio che Napoli-Atalanta abbia goduto di un’attenzione speciale, il Napoli torna dopo due settimane di sosta nazionale, ma soprattutto dopo due settimane di silenzio, che dopo le parole durissime di Conte post Bologna, hanno fatto rumore. E ancora più rumore lo ha fatto l’approccio dei padroni di casa, che per la prima volta in stagione scendono in campo con un 343 che ricorda quella comfort zone che Conte non per caso ha ricercato nel momento più delicato della stagione.
McTominay e il ruolo da doppio play
Con gli infortuni di De Bruyne e Gilmour prima, e Anguissa poi, il Napoli arriva al match (e alla fine del 2025) con un pacchetto di centrocampisti davvero limitato, ed è qui che arriva il cambio. Con Lang e Neres titolari, ed un centrocampo più svuotato rispetto al 433, o addirittura al 4141 di inizio stagione, è necessario mantenere ritmi di palleggio alti ma maggiore copertura, ed è quello che ha fatto, e bene, lo scozzese.
Heatmap stagionale McTominay:
Heatmap vs Atalanta:
La prima differenza è proprio la posizione, passato da incursore o in certi casi quarto di centrocampo, a mediano di rottura. Non ha nelle corde le letture preventive di Lobotka, ma fisicamente ha retto benissimo un avversario estremamente fisico andando in contrasto per spezzare le linee di passaggio dal lato De Roon, che è dove la dea fa partire l’azione. L’altro aspetto è relativo all’impostazione, il dato che risalta sono i tocchi di palla nella partita di ieri (56), rapportati a quelli in media stagionali finora (42), essendo in posizione più arretrata e in aiuto a Lobotka, viene coinvolto maggiormente palla al piede, ma non tanto in costruzione (dove fa fatica), quanto nella pulizia del pallone sul primo pressing avversario. Diverse le occasioni in cui l’Atalanta ha raddoppiato lo scozzese, che grazie alla sua fisicità ha ottenuto falli o creato ripartenze saltando la pressione. Il suo ruolo naturale è vicino alla porta, ma in una situazione di emergenza, per caratteristiche, se non gli si affida la costruzione ma la pulizia dal pressing avversario, come ieri, può comunque essere determinante.
Il pressing del Napoli e l’altezza dei centrali difensivi
La differenza maggiore col cambio modulo viene esaltata dal pressing azzurro, il Napoli (nel primo tempo) sta alto, anche aiutato dalla scelta di Palladino di schierare un falso 9 e non una punta di peso, ma è la difesa a tre che permette di sistemarsi in questo modo, infatti Buongiorno e Beukema hanno avuto piena libertà di andare in anticipo, con Di Lorenzo e Gutierrez a fare le preventive in caso di palla persa o un intervento a vuoto. In questo assetto a risaltare è proprio l’ex Bologna, il ruolo da braccetto a destra esalta infatti sia le sue caratteristiche da marcatore a uomo, e sia quelle da regista difensivo, impressionanti in questo senso i numeri, 100% di contrasti vinti, 70 palloni toccati, e oltre il 90% di precisione sia nella propria metà campo, che in quella avversaria. Inoltre il braccetto a destra rappresenta una soluzione che in questo assetto tattico vedremo sempre più spesso, soprattutto con Lukaku in campo, infatti è il giocatore che, una volta portato via l’uomo da Di Lorenzo (o dal quinto di centrocampo), innesca la punta che viene incontro, e da lì l’esterno alto a destra si inserisce per attaccare lo spazio.
La linea a tre così alta e il pressing portato con grande intensità ha esaltato ancora di più un secondo tempo in cui si è rinunciato a questo tipo di lavoro, le differenze le ritroviamo innanzitutto nei numeri, che calano dal 67% di contrasti vinti, al 50% della seconda frazione. L’ingresso di Scamacca ha sicuramente influito, ma a influire maggiormente è stata la linea che si è abbassata, lasciando campo sulla trequarti alla dea. E il Napoli questo, con un centrocampo a due, non può permetterselo, perché una linea bassa richiede un centrocampo folto, una mediana che sporchi le linee di passaggio, con una linea a due abbassarsi vuol dire svuotare completamente gli ultimi 25 metri, che è dove poi l’Atalanta ha girato palla. È giusto non aver ancora trovato i meccanismi giusti in un assetto rivoluzionato, ma questo è un modulo, che per i giocatori che ha il Napoli, richiede coraggio, i ritmi alti e giocatori in grado di sostenerli, non può essere un caso che all’uscita di Lang e Neres, il Napoli abbia rinunciato a giocare.
Il falso 343 e la doppia punta
Altro tema è quello del sistema offensivo, ci siamo soffermati su quello difensivo e sul recupero palla nel 343 visto ieri, ma come ha attaccato il Napoli? In particolare nel primo tempo, è stato chiaro come il 343 in realtà fosse un 352. Neres parte largo a destra ma poi viene dentro il campo da seconda punta, al fianco di Hojlund che in questo modo, con un compagno vicino per dialogare, riesce a essere più incisivo perdendo meno palloni, cosa che avveniva spesso con Politano in campo, che a differenza di Neres, era larghissimo a destra senza dare riferimenti alla punta. A sinistra a centrocampo si aggiunge Buongiorno, che sale sulla linea di metà campo con Gutierrez che stringe.
È comunque a destra che il Napoli costruisce, il braccetto innesca, a quel punto Hojlund scala per fare in modo che l’Atalanta esca con il centrale difensivo, e lì Neres e Di Lorenzo entrano. Ed è proprio il capitano a giovarne, infatti da terzino con Politano davanti, oltre a spendere più energie dietro, in avanti aveva meno libertà di movimento, con il 343 (352) visto ieri, la fascia destra offensiva viene completamente svuotata, il gol del 3-0 è emblematico. Neres si accentra scaricando su Hojlund, a quel punto il danese protegge palla in attesa di Di Lorenzo, che arriva con i tempi giusti, e la mette su Lang che batte Carnesecchi. L’azione in questione spiega perfettamente l’idea offensiva del Napoli, probabilmente con Lukaku in campo, avere sempre due riferimenti centrali, costruire a destra portando Di Lorenzo più vicino alla porta svuotando la catena, e a sinistra attaccare senza palla, andando a riempire l’area di rigore.









