Siamo giunti alla seconda metà di questa lunga sosta per le Nazionali. Il Napoli tornerà in campo tra nove giorni, quando al Maradona arriverà il Frosinone di Alvini, una delle sorprese di questo avvio di Serie A.
La ripresa si avvicina, anche se è ancora abbastanza lontana. Nelle ultime settimane, oltre agli impegni della Nazionale di Roberto Mancini, uno dei temi principali è stato quello degli stadi italiani selezionati dalla FIGC in vista di Euro 2032. Tra le città candidate c’è anche Napoli, con lo stadio Maradona che dovrebbe essere oggetto di un importante intervento di ristrutturazione da parte del Comune di Napoli, ente proprietario dell’impianto, e della Regione Campania, per un investimento complessivo di circa 200 milioni di euro.
Sulle strutture da De Laurentiis solo promesse
La candidatura dello stadio Maradona per gli Europei del 2032 rappresenta un punto di partenza significativo e testimonia come l’azione di Fico e Manfredi, al netto di ogni discussione di merito sul progetto, sia concreta. Il presunto progetto di De Laurentiis per un possibile nuovo stadio nell’area dell’ex raffineria Q8, a Napoli Est, ad oggi resta qualcosa di poco concreto. Questa è la mera cronaca al 1° ottobre 2026.
Dal presidente del Napoli sono arrivate, negli anni, tantissime proposte sullo stadio e sul centro sportivo. È però triste constatare come, al 1° ottobre 2026, la situazione non sia sostanzialmente cambiata. Potrebbero esserci novità nei prossimi mesi per il centro sportivo, che potrebbe sorgere a Qualiano, ma sullo stadio, allo stato attuale, la SSC Napoli è ancora in alto mare. E questo non può che rappresentare un enorme campanello d’allarme.
De Laurentiis è stato abile a sfruttare la decadenza della Serie A, ma per competere ancora servirà di più di quanto fatto
Chi scrive è un estimatore dell’attuale presidenza azzurra e la considera la migliore mai vista a Napoli per i risultati sportivi conseguiti. De Laurentiis ha portato il Napoli a risultati incredibili, che vanno rimarcati: due scudetti, tre Coppe Italia e due Supercoppe Italiane. Nelle ultime 16 stagioni, il Napoli è arrivato per 14 volte nelle prime cinque posizioni. Si può quindi affermare, senza timore di smentita, che sia stata la terza squadra italiana per risultati ottenuti, alle spalle di Juventus e Inter.
Quanto conseguito è storico, perché il Napoli non era mai riuscito a mantenersi competitivo ai vertici per un periodo così lungo. Tutti, giustamente, ricordano il quinquennio dell’era Ferlaino nella seconda metà degli anni Ottanta, ma una continuità di questo livello il Napoli non l’aveva mai avuta. Inoltre, i risultati ottenuti da De Laurentiis sono arrivati mantenendo i conti in ordine, cosa che Ferlaino non poteva dire e le cui conseguenze, purtroppo, sono ben note.
Fatta questa doverosa premessa, però, è necessario sottolineare come questo modello – perché, piaccia o meno, De Laurentiis è stato e forse è ancora un modello da seguire – sia destinato a entrare in difficoltà. Il motivo è il cambiamento del contesto nel quale si muove il campionato italiano. De Laurentiis è stato senza dubbio molto bravo a consolidare il Napoli in questo sedicennio, ma ha anche beneficiato del crollo delle milanesi, che tra il 2012-13 e il 2018-19 hanno attraversato una fase di grande difficoltà, oltre che di un livello medio della Serie A più basso rispetto a quello attuale.
Nel frattempo le proprietà dei club italiani si sono avvicendate e lo scenario è profondamente cambiato. L’Inter rappresenta oggi una delle principali potenze del calcio italiano, fattura già molto più del Napoli, è controllata da un fondo statunitense e dispone di un proprio centro sportivo, che si appresta a essere ulteriormente rinnovato. Inoltre, sta lavorando insieme al Milan al progetto del nuovo stadio.
Il Como può contare su una delle proprietà economicamente più solide della Serie A e, al secondo anno dalla promozione dalla Serie B, ha già conquistato la qualificazione in Champions League, accompagnandola a un progetto molto ambizioso per il futuro. Anche il club lariano sta lavorando a un nuovo stadio.
La Roma è tornata in Champions League dopo sette anni, dispone già di un centro sportivo moderno e si appresta ad avviare, nei prossimi mesi, i lavori per il proprio stadio. Il Milan vive una fase di transizione, ma sta lavorando con l’Inter al nuovo impianto, fattura già più del Napoli ed è controllato da un importante fondo statunitense. La Juventus dispone da anni di strutture all’avanguardia ed è controllata da Exor. L’Atalanta è di proprietà di un fondo americano, ha strutture di proprietà e rappresenta ormai una realtà consolidata ai vertici del calcio italiano. La Fiorentina viene da una stagione difficile, ma ha alle spalle una proprietà solida che ha già realizzato uno dei centri sportivi più importanti d’Europa. E nei prossimi anni potrà contare anche su uno stadio moderno.
Tutti questi esempi servono a spiegare come il Napoli non sia soltanto oggettivamente indietro sul piano delle infrastrutture, ma anche come la situazione stia diventando sempre più delicata. Con una concorrenza che dispone già di strutture moderne o si sta attrezzando per averle, il Napoli rischia di andare incontro a un progressivo ridimensionamento della propria competitività sportiva se sul fronte infrastrutturale non arriverà una decisa inversione di rotta.
Il Napoli deve aumentare il fatturato
Dalla consapevolezza, però, bisogna passare ai fatti. E in questi sei mesi questo passaggio non è ancora avvenuto. Nessun tifoso vuole trasformarsi in immobiliarista, sia chiaro, ma nel futuro di medio-lungo periodo della Serie A sarà sempre più difficile competere ai massimi livelli senza strutture moderne, adeguate e, soprattutto, di proprietà.
Si può dire qualsiasi cosa di De Laurentiis, ma difficilmente gli si può negare una caratteristica: è una persona profondamente competitiva. Proprio per questo, chi scrive è convinto che sarebbe il primo a non accettare una situazione di perenne mediocrità alla quale il Napoli rischia di essere destinato nel medio-lungo periodo se non riuscirà a invertire la rotta sul fronte delle strutture.
L’auspicio, dunque, è che si possa finalmente passare dalle tante parole ai fatti. Perché, diversamente, il rischio di un declino sportivo diventerà sempre più concreto. Sarà soltanto una questione di quando, non di se.






