A San Siro succede di tutto. Il Napoli arriva rimaneggiato nella metà campo difensiva, il Milan ritrova Leao dalla panchina e la sfida tra Allegri e Conte si accende immediatamente con un clima surreale in curva rossonera, ritrovata dopo l’assenza di questo inizio di stagione. Al triplice fischio, sono i padroni di casa ad aggiudicarsi i tre punti, con un 2-1 tanto sofferto quanto voluto, come la vetta della classifica a pari punti con Napoli e Roma.
De Bruyne e McTominay, un equivoco tattico da risolvere
È indubbio che sia De Bruyne, nonostante i tre gol, sia McTominay, stiano giocando al di sotto delle loro possibilità. E non solo, la sensazione è che a risentirne sia anche la squadra dal punto di vista tattico. Nel match contro i rossoneri è stato evidente come – in gran parte della partita – si siano calpestati i piedi.
E se De Bruyne riesce comunque ad entrare costantemente nella manovra, per lo scozzese accade il contrario con pochi palloni toccati, ma soprattutto toccati in zone poco affini alle sue caratteristiche. McTominay non è un palleggiatore, non dà niente alla manovra in palleggio: diventa letale quando deve rifinire o andare palla al piede con campo a disposizione.

In questa posizione, lo scozzese è sterile non avendo metri davanti a sé per attaccare lo spazio. La soluzione, se non si vuole rinunciare ai quattro centrocampisti, può essere quella di avanzarlo nei pressi di Hojlund. A quel punto toccherebbe meno palloni, in cambio di una posizione a lui più affine, dove fisicamente può fare più male.
L’ipotesi renderebbe ovviamente più vulnerabile il Napoli in fase di transizione, ma se non si vuole abbandonare la coppia McTominay-De Bruyne, bisogna accettare la coperta corta.
I cambi e la gestione della superiorità numerica
La prestazione del Napoli è stata tutt’altro che negativa. Certo, la manovra ha subito più volte brusche frenate e, come contro il Pisa o la Fiorentina, troppe volte si è assistito a disattenzioni difensive evidenti, ma fino al 59’ (espulsione di Estupinan) il Napoli, in fase offensiva, ha fatto quello che doveva fare, seppure con ritmo ribassato. Ha eseguito il piano gara, occupando l’area molto bene e cercando spesso l’uno vs uno tra Politano ed Estupinan.
Dopo l’espulsione e la rete di De Bruyne su calcio di rigore, però, ci si aspettava qualcosa in più e qui Conte è il maggiore responsabile. I cambi ruolo per ruolo, in una situazione di superiorità, non sono accettabili. Ed i motivi sono due, prettamente tattici: in primis, Allegri – dopo l’espulsione di Estupinian – sostituisce Pulisic con Bartesaghi, togliendo peso offensivo a sinistra; di conseguenza, Anguissa, autore di una brutta partita, avrebbe dovuto lasciare il campo proprio perché non era più necessaria la sua copertura, a maggior ragione con Politano da quel lato. In questo modo il Napoli, invece di aggiungere, ha perso peso offensivo rinunciando a McTominay, per tenere in campo un giocatore che in fase difensiva non ha avuto nessun compito (dall’espulsione in poi) e che in fase offensiva è – dei tre centrocampisti (Lobotka escluso) – il meno pericoloso.

Anche per quanto riguarda De Bruyne il cambio rappresenta un errore tattico. Il Napoli in 11vs10 ha avuto la possibilità di prendere il Milan in mezzo e di far correre Modric e Rabiot a vuoto con due palleggiatori come Lobotka e De Bruyne, ma rinunciando al belga Lobotka è stato costretto a essere unico riferimento in impostazione e, di conseguenza, viene privato il Milan dall’imbarazzo poiché sanno perfettamente che si passa dai piedi dello slovacco. Infatti la manovra al centro da quel momento è rallentata, con uno sprint arrivato solo con l’ingresso di Neres a destra, avendo il palleggio chiuso al centro.
L’asimmetria di Pulisic e la verticalità del Milan
Al netto di una difesa rimaneggiata e di errori evidenti da parte dei singoli azzurri, il Milan ha interpretato – fin quando ha potuto (espulsione di Estupinan) – in modo perfetto la gara.
Da sottolineare due aspetti, che poi sono complementari. Innanzitutto la verticalità cercata e trovata da Modric. Il croato è un egregio palleggiatore, ma con Allegri, sfruttando due mezzali di inserimento e esterni rapidi, cerca subito la verticalizzazione improvvisa, soprattutto quando affronta centrali difensivi poco inclini alla corsa all’indietro. Modric chiude la partita, infatti, con 13 lanci lunghi (10 riusciti), permettendo ai suoi di allungarsi senza passare per il fitto centrocampo avversario.

L’altro aspetto riguarda Pulisic, al netto dei numeri in fase realizzativa: quello visto a San Siro contro il Napoli è un vero e proprio fantasista. Allegri lo fa partire nei due avanti, ma poi lo stacca, per chiamare a sé la pressione e far uscire il Napoli (come nell’occasione del primo gol).
Una sconfitta importante
Al netto della sconfitta, il Napoli deve essere consapevole che perdere questa partita, per le modalità con la quale si è verificata, era quasi doveroso. Un calendario che mette il Milan contro il Napoli alla quinta giornata aiuta Conte ed i suoi, la classifica non preoccupa, ma a preoccupare devono essere le risposte della squadra, i quattro di centrocampo forse non sono più indispensabili (ammesso che lo siano mai stati), Neres può e deve essere un’arma a destra, anche per far rifiatare Politano, e la gestione dei cambi e della rosa dev’essere rivista, con la Champions League il Napoli non può permettersi di aspettare gli infortuni per cambiare assetto o fare turnover.
Tre punti, su tutti, che però se scoperti, come in questo caso, solo all’inizio della stagione, possono solo fare bene per capire quale strada prendere nel prossimo futuro.




